Proxmox vs VMware: perché ho scelto Proxmox e non tornerei indietro

VMware ha cambiato le regole del gioco con il licensing post-Broadcom. Proxmox VE è l'alternativa open-source che funziona davvero in produzione — ecco perché e come.

Il contesto: cosa è cambiato nel 2024

L'acquisizione di VMware da parte di Broadcom ha ridisegnato il panorama della virtualizzazione enterprise. Le licenze perpetue sono sparite, i prezzi sono esplosi, vSphere Essentials è stato eliminato, e il modello è passato a subscription obbligatoria con bundle che costringono a pagare per componenti che magari non servono.

Per chi gestisce infrastrutture IT per PMI — come faccio io con Connection Plus — il messaggio è stato chiaro: VMware non vuole più i piccoli clienti. E i grandi pagano il doppio di prima.

Cos'è Proxmox VE

Proxmox Virtual Environment è una piattaforma di virtualizzazione open-source basata su Debian, che integra KVM per le VM e LXC per i container in un'unica interfaccia web. È sviluppata da Proxmox Server Solutions GmbH, azienda austriaca attiva dal 2008.

Non è un progetto hobbistico: è usato in produzione da migliaia di aziende, università e ISP in tutto il mondo. La versione community è completamente funzionale — il supporto enterprise è opzionale e a costi ragionevoli.

Perché Proxmox vince su VMware

1. Costo: zero vs migliaia di euro

Proxmox VE è gratuito. Punto. Nessuna licenza per socket, nessun bundle forzato, nessuna subscription obbligatoria.

Se vuoi il supporto enterprise con accesso al repository stabile, i piani partono da circa 100€/anno per socket CPU. Confrontalo con VMware vSphere, dove un singolo host può costare migliaia di euro all'anno dopo le modifiche Broadcom.

Per un setup tipico da 3 nodi:

  • VMware: 3× vSphere Standard + vCenter → facilmente 5.000-10.000€/anno
  • Proxmox: 0€ (community) oppure ~600€/anno per il supporto enterprise su tutti e 3 i nodi

2. Stack completo senza componenti extra

VMware ti vende pezzi separati: vSphere per la virtualizzazione, vCenter per la gestione centralizzata, vSAN per lo storage distribuito, NSX per il networking software-defined. Ogni pezzo ha la sua licenza.

Proxmox include nativamente:

  • Cluster management — gestione multi-nodo con interfaccia web, senza bisogno di un "vCenter"
  • Ceph — storage distribuito integrato, equivalente di vSAN ma senza costi aggiuntivi
  • ZFS — supporto nativo per pool, snapshot, replica e compressione
  • SDN — networking software-defined con VLAN, VXLAN e zone di sicurezza
  • Backup integrato — Proxmox Backup Server (PBS) gratuito, con deduplica e cifratura
  • HA (High Availability) — failover automatico delle VM tra nodi del cluster
  • Firewall — regole per datacenter, nodo e singola VM/container

3. KVM + LXC: il meglio di due mondi

Con VMware hai solo VM. Con Proxmox hai KVM per le VM classiche (Windows, appliance, workload pesanti) e LXC per i container di sistema.

I container LXC sono un vantaggio enorme: consumano una frazione delle risorse di una VM completa, si avviano in secondi, e sono perfetti per servizi Linux isolati. Un server DNS, un reverse proxy, un'istanza Pi-hole — non hanno bisogno di un kernel dedicato e 2 GB di RAM per il sistema operativo.

In pratica, dove prima avrei creato 10 VM VMware, ora uso 3-4 VM KVM per i workload pesanti e 6-7 container LXC per tutto il resto. Il risultato: stesse funzionalità, metà delle risorse.

4. Interfaccia web: tutto dal browser

L'interfaccia web di Proxmox è completa. Non è bella come vSphere Client, ma è funzionale e copre il 95% delle operazioni quotidiane:

  • Creazione e gestione VM/container
  • Console VNC/SPICE integrata
  • Monitoraggio risorse in tempo reale
  • Gestione storage, rete, firewall
  • Configurazione cluster e HA
  • Backup e restore
  • Task log e alerting

Per il restante 5% c'è la CLI (qm, pct, pvecm, ceph) e le API REST complete — perfette per automazione con script o integrazione con strumenti esterni.

5. API REST native

Proxmox espone ogni funzionalità tramite API REST documentate. Questo significa che puoi automatizzare tutto: provisioning VM, snapshot, backup, gestione rete.

Con VMware hai le vSphere API (SOAP legacy) o la REST API più recente, ma entrambe richiedono vCenter — che è un altro costo e un altro single point of failure.

Con Proxmox, ogni nodo ha le sue API. Puoi orchestrare un intero cluster con curl, Python, Ansible o Terraform (provider telmate/proxmox).

6. Upgrade e manutenzione senza sorprese

Proxmox segue il ciclo Debian. Major upgrade (es. da 7.x a 8.x) supportati in-place con procedura documentata. Minor update via apt upgrade. Nessun downtime forzato per aggiornare la licenza.

Con VMware, i major upgrade richiedono spesso una pianificazione significativa, compatibility matrix da verificare, e a volte una reinstallazione di vCenter. Per non parlare del terrore di aggiornare un cluster vSAN.

7. Migrazione da VMware

Se hai già VM VMware, la migrazione non è traumatica:

  1. Esporta la VM in formato OVA/OVF da vSphere
  2. Estrai il VMDK
  3. Converti con qemu-img convert -f vmdk -O qcow2 disk.vmdk disk.qcow2
  4. Crea una nuova VM in Proxmox e assegna il disco convertito
  5. Installa i qemu-guest-agent nel guest

Per Windows, ricorda di installare i VirtIO drivers prima della migrazione (o aggiungere un disco IDE temporaneo per il boot, poi switchare).

Quando VMware ha ancora senso

Non è tutto bianco e nero. VMware resta superiore in alcuni scenari specifici:

  • Enterprise con migliaia di VM e team dedicati che conoscono già lo stack VMware — il costo di retraining può superare il risparmio
  • Compliance rigida che richiede certificazioni specifiche (es. alcuni ambienti governativi o finanziari che richiedono VMware per policy)
  • Ecosistema di terze parti — alcuni vendor supportano ufficialmente solo VMware (backup enterprise tipo Veeam ha il supporto Proxmox, ma alcune funzionalità avanzate sono più mature su VMware)
  • vSAN in contesti molto grandi — Ceph funziona benissimo, ma vSAN in cluster da 20+ nodi con workload mission-critical ha un track record più lungo

Il mio setup in produzione

Per i clienti di Connection Plus uso Proxmox VE 8.x con questa configurazione tipo:

  • 3 nodi in cluster con Ceph per lo storage distribuito
  • ZFS sui dischi locali per snapshot e backup veloci
  • Proxmox Backup Server dedicato con deduplica incrementale
  • HA attivo per le VM critiche — failover automatico in caso di guasto nodo
  • LXC per servizi infrastrutturali (DNS, monitoring, reverse proxy)
  • KVM per i workload Windows e le appliance

Il risultato è un'infrastruttura che costa una frazione di quanto costava con VMware, è più flessibile, e che posso gestire interamente da interfaccia web o API senza dipendere da licenze che possono cambiare dall'oggi al domani.

Conclusione

La mossa di Broadcom ha accelerato un processo che era già in atto. Proxmox è maturo, stabile e funzionalmente completo per il 90% dei casi d'uso aziendali. Se gestisci infrastruttura IT per PMI o stai valutando un'alternativa a VMware, non c'è motivo per non provarlo.

Il vero vantaggio non è solo il costo — è la libertà. Nessun vendor lock-in, nessuna sorpresa sul rinnovo, nessuna feature che sparisce perché qualcuno ha deciso di ristrutturare il portfolio prodotti.

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